Palazzo delle Poste
descrizione scheda analitica

Un palazzo degli anni ‘30 interamente rifinito in marmo

Nel 1932 veniva proposta la costruzione del palazzo postale di Carrara: la cittadinanza e il Comune si fecero in quattro per far sì che l’edificio fosse un’opera degna della città e dei suoi marmi: si richiedeva che tutto l’edificio fosse rivestito con i migliori marmi locali, dichiarando che “sarebbe stato poco opportuno, per realizzare una lieve economia, rinunciare a tali materiali altamente decorativi”. Ed ecco sorgere, quindi, quello che potremmo definire l’inno al marmo di Carrara delle Poste Italiane; mai in nessun altro edificio del settore fu infatti utilizzato, né prima né dopo, tanto meraviglioso marmo e ben lavorato dalle ottime maestranze locali. Il progetto fu affidato ad un architetto carrarese, Giuseppe Boni, cattedratico e membro di vari organismi tra cui la “Commissione Centrale dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti”, il quale ben interpretò le aspettative sia della cittadinanza che delle autorità. L’area prescelta per l’edificazione, donata dal Comune, si trovava a ridosso della Ferrovia Marmifera, in una zona degradata per la presenza di “misere baracche adibite alla lavorazione dei marmi”; la costruzione dell’edificio diede quindi alle autorità cittadine l’occasione per bonificare la zona e dare una nuova sistemazione alla viabilità, con la creazione di via Don Minzoni, che da via Roma costeggia tutto il centro cittadino. La scelta progettuale del Boni si incentra sia sul valore urbanistico dell’angolo quale elemento generatore dell’edificio, sia sul salone al pubblico quale fulcro dell’intero organismo architettonico. La pianta si sviluppa partendo dallo scalone d’ingresso, posizionato all’incrocio di tre strade; tramite questo si accede al salone, concepito come un piccolo tempio laico. L’ambiente di forma ottagonale è a doppia altezza, con un ballatoio superiore in cui si aprono tre ampie vetrate che lo illuminano tutto; la copertura a spicchi culmina in un velario anch’esso ottagonale, con vetri bianchi e azzurri. Ai due lati del corpo centrale si dipartono le ali contrapposte in cui sono situati gli ambienti per gli uffici, posti su due piani e collegati da scale. Questa disposizione planimetrica si può facilmente riscontrare anche all’esterno: l’ambiente del salone si erge al di sopra dei due corpi di fabbrica laterali con una torre ottagonale alta tre piani, mentre al piano terreno la zona dell’ingresso avanza fino allo scalone, articolando e accentuando l’importanza del prospetto d’angolo. Ma l’attenzione maggiore va ai rivestimenti, veri protagonisti di questo edificio. Sono tutti in marmo di Carrara: bianco ordinario, bianco venato, bardiglio scuro venato, in un alternarsi e contrapporsi dall’effetto cromatico particolarmente riuscito. L’esterno è interamente rivestito di lastre di marmo bianco di Carrara, con bordi e profili in bardiglio scuro; all’interno del salone le riquadrature, anch’esse in bardiglio scuro, incorniciano tutte le aperture, mentre le pareti sono in lastre di marmo chiaro venato, disposte in maniera da formare originali disegni. Il rivestimento marmoreo ricopre anche il ballatoio e il soffitto dove, per ovvi motivi di statica, dopo la prima fila di lastre di vero marmo le altre sono dipinte, ma con tale precisione da non riuscire a distinguerle se non dopo un accurato e ravvicinato esame. Lo scalone di rappresentanza è anch’esso completamente rivestito di marmo: la balaustra ha colonnine tornite in marmo chiaro venato, di particolare bellezza; le pareti e il sottoscala sono in bardiglio chiaro venato, mentre il soffitto a botte presenta un cassettonato in bardiglio scuro con pannelli dipinti a finto marmo all’interno dei riquadri. L’ambiente è illuminato dall’alto grazie a un vetrata in bianco e azzurro. I pavimenti degli uffici sono tutti a disegno, con quadrati alternati in marmo chiaro e scuro, di grandezza diversa a seconda dagli ambienti; il pavimento del salone riprende il disegno della copertura a spicchi, con riquadrature scure convergenti al centro.
Contribuiscono alla bellezza dell’edificio le opere eseguite dallo scultore Sergio Vatteroni, artista carrarese scelto personalmente dal Boni: le due grandi statue a tutto tondo, in marmo bianco di prima qualità e alte più di tre metri, sono poste all’ingresso del palazzo e simboleggiano il Lavoro. Sulle facciate laterali, fra le finestre del piano terra e del primo piano, trovano posto sei grandi pannelli a mezzo rilievo in marmo bardiglio scuro, rappresentanti lo stemma di Carrara e le allegorie delle Comunicazioni. Sulla cornice di gronda della torre ottagonale sono collocati sedici originali mascheroni, anch’essi in marmo bardiglio scuro, che assolvono alle funzioni di gocciolatoi. All’interno, nel pianerottolo dello scalone, è situata una lunetta in mosaico veneziano a fondo oro, con cubetti di marmo, raffiguranti il fascio littorio.

(tratto da “Palazzi Storici delle Poste Italiane”, Franco Maria Ricci Editore, Milano 1996)

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